Chi sono
anche se è più facile raccontarti cosa ho fatto.
Sono Christian, sviluppo software dal 2011 e dal 2019 lavoro come freelance viaggiando. Prima ho passato otto anni in azienda, dalla provincia di Pistoia a Milano. Poi ho lasciato il posto fisso, costruito una startup con un socio e vissuto in più di trenta paesi, continuando nel frattempo a scrivere codice.
Oggi ho la residenza in Paraguay e cambio paese ogni due o tre mesi. Per arrivarci ho dovuto capire come trovare clienti, lavorare senza un ufficio e gestire tutto quello che comporta spostarsi di continuo. Ho cambiato idea su parecchie cose e fatto errori che qui provo a raccontare insieme al resto. Partendo da quando lavoravo per cinquecento euro al mese.

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2011 — 2019
8 anni da sviluppatore in azienda:
da Pistoia a Milano, con un 2 in informatica.
Nel 2011, a vent’anni, lavoravo tre giorni a settimana in un’agenzia web in provincia di Pistoia per cinquecento euro al mese. All’ITIS avevo preso un 1 nello scritto di informatica (3 nell’orale e 2 di media in pagella), quindi diciamo che il mio percorso da sviluppatore era iniziato senza grandi riconoscimenti. Nel 2013 mi ha chiamato Facile.it e sono partito per Milano: ventidue anni, uno stipendio di 1.080 euro al mese e una stanza in periferia con la metro vicina e quattro coinquilini che litigavano tra loro.
Negli anni ho lavorato anche in una startup IT, poi venduta a una società quotata in Borsa Italiana, e in Dottori.it. A un certo punto mi sono trasferito in centro, a MilanoMilano, come diceva qualcuno. Dormivo su un soppalco alto ottanta centimetri: quando non stavo attento, sbattevo la testa contro il tetto. Intanto facevo esperienza in azienda e arrotondavo con lavori da freelance la sera e nei fine settimana. Accettavo un po’ tutto quello che sapevo fare, compresi siti in Joomla che avrei evitato volentieri e progetti lasciati da sviluppatori spariti chissà dove.

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2019
Lascio il posto fisso:
faccio il grande salto ma prima mi preparo un paracadute.
Quando ho deciso di lavorare viaggiando, mi sono dato otto mesi per organizzarmi. Ne ho parlato con i colleghi appena tre settimane dopo essere arrivato in azienda: mi trovavo bene e volevo che avessero il tempo di prepararsi alla mia uscita. Ho messo insieme risparmi e TFR, arrivando a quindicimila euro di paracadute. Nel frattempo, ho incontrato altri nomadi digitali italiani per capire come funzionasse davvero la loro vita. In famiglia mi prendevano per matto perché lasciavo il posto fisso. I colleghi mi hanno incoraggiato, ma prima di dare le dimissioni ho comunque ripensato alla decisione parecchie volte.
A fine 2019 sono partito: prima Fuerteventura, dove c’era un amico, poi la Thailandia. Mi ero dato un anno per ingranare. Il primo ho fatturato 45.000 euro lavorando come un mulo; al terzo sono arrivato a 120.000, lavorando il 20% in meno. Nel mezzo ho dovuto capire quali clienti cercare, quali lavori accettare e come far riconoscere il valore di quello che facevo. Essere freelance, da solo, non mi aveva certo liberato il calendario.

03 / 04
2020 — 2024
DokiCasa e Laura:
nello stesso anno cominciano due storie.
Nel 2020, in piena pandemia, ho lanciato DokiCasa con il mio socio Nicolò. Siamo partiti senza investitori esterni e per anni abbiamo lavorato al progetto senza prenderci un euro. Ci credevamo e basta. Abbiamo costruito il prodotto, formato un piccolo team e seguito le prime vendite, fino a cedere il 51% a Wikicasa nel 2024 e completare la vendita del 100% nel 2026. Avevo già vissuto una vendita dall’interno di un’azienda. Con la prima cessione di DokiCasa, però, vendevo una parte di qualcosa che avevo costruito anch’io. È stata una grande emozione.
Sempre nel 2020, dopo una live su LinkedIn, ho iniziato a parlare con una Product Manager colombiana. Si chiama Laura. Abbiamo continuato a scriverci per otto mesi, parlando di lavoro da remoto e viaggi, poi sono andato a incontrarla durante un mio viaggio in Colombia. Oggi anche lei è una nomade digitale e lavora come consulente UX/UI attraverso l’agenzia che ha fondato negli anni. Da allora viaggiamo insieme.

04 / 04
Oggi
La residenza in Paraguay
Un altro cambio di vita, per sentirmi più libero.
Nel 2025 ho chiuso la partita IVA italiana e trasferito la residenza in Paraguay. Avevo valutato anche Estonia, Dubai, Portogallo e Bali, ma il Paraguay rispondeva meglio alle mie esigenze da nomade digitale. È lì che ho stabilito la mia base e concentrato i miei interessi economici e personali, mentre continuo a viaggiare durante l’anno. Dal 2019 ho vissuto in più di trenta paesi e oggi cambio casa quando ne sento il bisogno. Poi c’è la Lazio, che riesce ancora a condizionare i miei spostamenti quando gioca all’estero.
Tornerei a lavorare in un ufficio in Italia, anche per una cifra altissima? No. Mi piace sviluppare software e voglio continuare a farlo, scegliendo dove vivere e come organizzare le mie giornate. Su questo sito racconto come provo a far funzionare tutto: il lavoro da freelance, la vita in paesi diversi, le scelte fiscali, l’AI e il mio percorso verso la libertà finanziaria. Con i problemi che incontro e le cose su cui cambio ancora idea.

