Visto per i Nomadi Digitali in Croazia, l’annuncio del Primo Ministro croato

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Dopo l’Estonia, anche la Croazia introdurrà per gli stranieri un visto di permanenza nel paese per i Nomadi Digitali, coloro che lavorano da remoto senza un ufficio stabile.

E’ infatti uscita su Twitter una dichiarazione da parte del primo ministro croato Plenkovic che porterà davanti al Parlamento l’emendamento per il rilascio dei visti per chi lavora da remoto.

I nomadi digitali che desiderano vivere in Croazia lavorando da remoto saranno presto in grado di farlo, poiché il paese sta introducendo un visto per nomadi digitali, che consentirà agli internazionali che stanno lavorando indipendentemente dal luogo e dal tempo, di vivere in Croazia.

 

Con l’emergenza per il Coronavirus tutti gli stati hanno adottato soluzioni temporanee per il lavoro adottando il concetto di telelavoro o lavoro da remoto.

 

Attualmente con il rientro progressivo negli uffici, molti stanno cercando una via di uscita dalla solita routine casa-lavoro cercando occupazioni e possibilità per lavorare indipendentemente dal luogo, senza ufficio stabile, spostandosi in giro nel mondo senza limiti di tempo.

 

I Nomadi Digitali saranno quindi in netta crescita nei prossimi anni e di conseguenza gli Stati si dovranno anche adeguarsi a questo modo di lavorare che probabilmente non sarà più di nicchia, cercando quindi di attrarre maggiori “turisti” / lavoratori con uffici da remoto per poter anche agevolare le attività commerciali locali.

 

Mentre in Italia ancora si fa fatica, nonostante tutto quello che di bello offre il nostro paese, ad offrire e creare occasioni per attrarre turisti e lavoratori da remoto ed incentivare le persone a lavorare da Nomadi Digitali nel bel paese, adesso è la Croazia il secondo paese nell’Unione Europea che sta aprendo gli occhi a questa realtà di nicchia offrendo visti di permanenza come se fossero lavoratori stabili negli stati ospitanti.

Con l’imprenditore olandese a Spalato Jan de Jong sul nuovo Aliens Act che lo farà diventare uno dei primi paesi al mondo a regolamentare legalmente il soggiorno dei “nomadi digitali”.


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